Fotografia artistica Perugia

Testimonial MagMod

MagMod e il primo testimonial italiano

Un nuovo testimonial per MagMod: Federico Miccioni fotografo matrimonialista italiano è oggi il nuovo testimonial MagMod, una marca a livello mondiale di accessori per flash molto comodi e rapidi da utilizzare per qualsiasi professionista che si occupa di fotografia.

Federico Miccioni è un fotografo di matrimoni testimonial Album Epoca e tra i 10 migliori fotografi d’Italia nell’ANFM (associazione fotografi matrimonialisti) del 2014.

Una piccola intervista sul suo lavoro e sull’uso dei modificatori per flash MagMod, ora importati e venduti da PrintArteMagazine.

 

 

D: Come ti sei avvicinato alla fotografia?

R: Mi avvicinai alla fotografia all’età di 10 anni, grazie all’astronomia. Seppur può sembrare strano, la fotografia fu l’unica cosa che mi permise di “catturare” la mia più grande passione di quei tempi: i pianeti e le stelle. Infatti mi feci regalare il telescopio per osservare ciò che vedevo, ma piano piano non mi bastò più e così nacque in me la voglia di fotografarli.
Molti miei compagni di classe pensavano al calcio, ma io già allora avevo le idee chiare, già a quell’età sapevo cosa avrei voluto fare da grande: volevo fare il fotografo!
Per questo all’età di 19 anni partii per Belfast, in Irlanda del Nord, innamorato dei paesaggi “lunari” di Ansel Adams con la voglia e l’intenzione di fare fotografie come lui.
Diciamo che, come tutti i giovani adolescenti, avevo ancora molto da imparare e su questo devo ringraziare davvero tanto il mio Maestro di allora Jim Moreland che, con la sua severità e la sua grande conoscenza tecnica, mi fece crescere tantissimo.
Studiai poi sempre in quegli anni alla Queen’s University di Belfast e dopo svariate esperienze nel campo della fotografia, nel 2002 aprii il mio studio fotografico a Perugia.

 

 

D: Che cosa significa per te essere fotografo di matrimonio? E come definiresti il tuo stile fotografico?

R: Essere fotografo di matrimonio per me significa poter esprimere la mia creatività: durante il matrimonio mi sento libero di poter esprimere me stesso. Solo seguendo i propri gusti si può trovare il proprio stile, sono i gusti che ci differenziano da tutti gli altri. Gli sposi infatti si affidano ad un fotografo che sappia “interpretare” le loro emozioni e che abbia un proprio stile riconoscibile. Non saprei come definire il mio stile fotografico, perché durante il matrimonio utilizzo stili molto vasti fra loro, dai dettagli della preparazione, al reportage per finire a ritratti artistici di coppia: ogni momento ha la sua tecnica, ma è come li fotografiamo ciò che ci distingue. Io ho scelto MagMod per fotografare questi momenti con tecniche di luce flash avanzate in un batter d’occhio: grazie al sistema di calamite magnetiche posso modificare la luce con tanti tipi diversi di accessori in maniera semplice e pratica, ricreando luci durante la giornata paragonabili alla sala di posa.

 

 

D: Come utilizzi i prodotti Mag Mod nei tuoi servizi?

R: Durante i miei servizi utilizzo i prodotti MagMod per creare dei contrasti di luce e colore interessanti: per esempio mi piace molto mandare sullo sfondo un flash off-camera con un MadGel blu o arancio e illuminare i soggetti con un altro flash (sempre off-camera) con un MadGrid per concentrare la luce solo su di loro. Questo mi permette di avere due fonti di luci e colorazioni diverse in un’unica fotografia. Questo fa si che l’occhio dell’osservatore sia indirizzato a guardare dove io ho deciso di puntare la luce. In un matrimonio se si reinterpretano le scene che vengono a crearsi tramite la luce flash si possono creare fotografie di forte impatto visivo.

 

 

Federico Miccioni

Nato nel 1976, Federico Miccioni studia Arte Fotografica alla Queen’s University di Belfast dal 1995 al 1999, affiancando negli stessi anni Jim Moreland (uno dei fotografi più famosi d’Irlanda). Fotografo professionista dal 2002, Testimonial Album Epoca e tra i 10 migliori fotografi d’Italia nell’ANFM (associazione fotografi matrimonialisti) del 2014, è oggi il nuovo Testimonial MagMod. Appartiene inoltre alle più prestigiose associazioni di fotografia di matrimonio (ANFM, WPJA, FIOF, FEARLESS), grazie alle quali ha ottenuto numerosi riconoscimenti e premi.

Federico puo` essere contattato su www.miccioni.it

Un grande fotografo è Steve Mc Curry :

Steve McCurry è nato il 24 febbraio 1950 in un piccolo sobborgo di Philadelphia in Pennsylvania. Ha frequentato la High School Marple Newtown nella Contea di Delaware e si è poi iscritto presso la Penn State University per studiare fotografia e cinema, per ottenere poi una laurea in teatro nel 1974. Si interessò molto alla fotografia quando iniziò a fotografare per il quotidiano della Penn State: The Daily Collegian.[2]

Dopo aver lavorato al Today's Post presso il King of Prussia per due anni, partì per l'India come fotografo freelance. È stato proprio in India che McCurry ha imparato a guardare ed aspettare la vita. "Se sai aspettare", disse, "le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto".

La sua carriera è stata lanciata quando, travestito con abiti tradizionali, ha attraversato il confine tra il Pakistan e l'Afghanistan, controllato dai ribelli poco prima dell'invasione russa. Quando tornò indietro, portò con sé rotoli di pellicola cuciti tra i vestiti. Quelle immagini, che sono state pubblicate in tutto il mondo, sono state tra le prime a mostrare il conflitto al mondo intero. Il suo servizio ha vinto la Robert Capa Gold Medal for Best Photographic Reporting from Abroad, un premio assegnato a fotografi che si sono distinti per eccezionale coraggio e per le loro imprese.

McCurry ha poi continuato a fotografare i conflitti internazionali, tra cui le guerre in Iran-Iraq, a Beirut, in Cambogia, nelle Filippine, in Afghanistan e la Guerra del Golfo. Il lavoro di McCurry è stato descritto nelle riviste di tutto il mondo e contribuisce sovente al National Geographic Magazine. McCurry è membro della Magnum Photos dal 1986.

Egli è il destinatario di numerosi premi, tra cui il Magazine Photographer of the Year, assegnato dalla National Press Photographers' Association. Lo stesso anno ha vinto per il quarto anno consecutivo il primo premio al concorso World Press Photo Contest. Ha vinto inoltre l'Olivier Rebbot Memorial Award per due volte.

McCurry si concentra sulle conseguenze umane della guerra, mostrando non solo quello che la guerra imprime al paesaggio ma, piuttosto, sul volto umano. Egli è guidato da una curiosità innata e dal senso di meraviglia circa il mondo e tutti coloro che lo abitano, ed ha una straordinaria capacità di attraversare i confini della lingua e della cultura per catturare storie di esperienza umana. "La maggior parte delle mie foto è radicata nella gente. Cerco il momento in cui si affaccia l'anima più genuina, in cui l'esperienza s'imprime sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che può essere una persona colta in un contesto più ampio che potremmo chiamare la condizione umana. Voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell'essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità".

Steve McCurry è ritratto in un documentario televisivo dal titolo Il volto della condizione umana (2003) prodotto dal pluripremiato regista francese Denis Delestrac.

Ha realizzato nel 2013 il calendario Pirelli fotografando 11 donne impegnate nel sostegno di Fondazioni, organizzazioni non governative e progetti umanitari.

McCurry propone workshop di fotografia della durata di un fine settimana a New York o estesi a 2 settimane in Asia.

Il ritratto più famoso di McCurry, Ragazza afgana, è stato scattato in un campo profughi vicino a Peshawar, in Pakistan. L'immagine è stata nominata come "la fotografia più riconosciuta" nella storia della rivista National Geographic; il suo volto è diventato famoso ed è ora ricordato come "la foto di copertina di giugno 1985". La foto è stata anche ampiamente utilizzata sulle brochure di Amnesty International, oltre che su poster e calendari.

L'identità della "Ragazza afghana" è rimasta sconosciuta per oltre 17 anni finché McCurry ed un team del National Geographic ritrovarono la donna, Sharbat Gula, nel 2002. Quando finalmente McCurry la ritrovò, disse: "La sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente così straordinaria come lo era tanti anni fa".[senza fonte]

Grandi mostre antologiche sono state dedicate alle opere di Steve McCurry in numerose città. L'autore iniziò ad esporre in Svizzera, a Losanna nel 2001 con una mostra a cura dell'agenzia pubblicitaria Leo Burnett insieme con lo storico pittore italiano Umberto Pettinicchio[3], Venezia[4], Forlì[5], Pordenone[6], Torino[7], Otranto[8]. Nel 2017, la città di Bruxelles gli ha dedicato una mostra retrospettiva con oltre 200 tra i suoi più celebri scatti, dal periodo afghano ai giorni nostri, riprodotti in grandi dimensioni ed esposte nel salone del Palais de la Bourse, e varie video-installazioni con interviste da lui rilasciate nel corso degli anni[9]

Anche se McCurry fotografa sia in digitale che in pellicola, ha ammesso la sua preferenza per quest'ultima. Eastman Kodak concesse a McCurry l'onore di utilizzare l'ultimo rullino di pellicola Kodachrome, che è stato sviluppato nel luglio 2010 da Dwayne's Photo (nella città di Parsons in Kansas) e che sarà ospitata presso la George Eastman House. La maggior parte delle foto, escludendo alcuni duplicati, sono state pubblicate su internet dalla rivista Vanity Fair[10].

"Ho fotografato per 30 anni e ho centinaia di migliaia di immagini su Kodachrome nel mio archivio. Sto cercando di scattare 36 foto che agiscano come una sorta di conclusione, per celebrare la scomparsa di Kodachrome. È stata una pellicola meravigliosa.

IL maestro di fotografia Sebastião Salgado :

Sebastião Salgado (Aimorés, 8 febbraio 1944) è un fotografo brasiliano che, attualmente, vive a Parigi. È considerato il più grande fotografo a livello mondiale dei nostri tempi.

Dopo una formazione universitaria di economista e statistico decide, in seguito ad una missione in Africa, di diventare fotografo. Nel 1973 realizza un reportage sulla siccità del Sahel, seguito da uno sulle condizioni di vita dei lavoratori immigrati in Europa. Nel 1974 entra nell'agenzia Sygma e documenta la rivoluzione in Portogallo e la guerra coloniale in Angola e in Mozambico. Nel 1975 entra a far parte dell'agenzia Gamma ed in seguito, nel 1979, della celebre cooperativa di fotografi Magnum Photos. Nel 1994 lascia la Magnum per creare, insieme a Lelia Wanick Salgado, Amazonas Images, una struttura autonoma completamente dedicata al suo lavoro. Salgado si occupa soprattutto di reportage di impianto umanitario e sociale, consacrando mesi, se non addirittura anni, a sviluppare e approfondire tematiche di ampio respiro.

A titolo di esempio, possiamo citare i lunghi viaggi che, per sei anni, lo portano in America Latina per documentarsi sulla vita delle campagne. Questo lavoro ha dato vita al libro Other Americas.

Durante i sei anni successivi Salgado concepisce e realizza un progetto sul lavoro nei settori di base della produzione. Il risultato è La mano dell'uomo[1], una pubblicazione monumentale di 400 pagine, uscita nel 1993, tradotta in sette lingue e accompagnata da una mostra presentata finora in oltre sessanta musei e luoghi espositivi di tutto il mondo.

Dal 1993 al 1999 Salgado lavora sul tema delle migrazioni umane. I suoi reportages sono pubblicati, con regolarità, da molte riviste internazionali. Oggi, questo lavoro è presentato nei volumi In Cammino e Ritratti di bambini in cammino, due opere che accompagnano la mostra omonima edite in Italia da Contrasto.

Nel 2013 Salgado ha dato il suo sostegno alla campagna di Survival International per salvare gli Awá del Brasile, la tribù più minacciata del mondo[2]. Nell'agosto 2013 O Globo ha pubblicato un lungo articolo sulla tribù, corredato dalle sue fotografie[3].

Con studi di economia alle spalle, Salgado approda tardi nel mondo della fotografia, occupandovi subito una posizione di primo piano. Le sue opere si ispirano a quelle dei maestri europei, filtrate però dall'eredità culturale sudamericana. Esse attirano l'attenzione su tematiche scottanti, come i diritti dei lavoratori, la povertà e gli effetti distruttivi dell'economia di mercato nei Paesi in via di sviluppo. Una delle sue raccolte più famose è ambientata nella miniera d'oro della Serra Pelada, in Brasile, e dove migliaia di persone, giunte da tutto il mondo a causa della presenza di filamenti auriferi nel terreno, sono ritratte mentre si arrampicano fuori da un'enorme cava su primitive scale a pioli, costretti, da nessuno se non dalla propria dipendenza nei confronti dell'oro, a caricare sacchi di fango che potrebbero contenere tracce del metallo.

Salgado scattava nel modo tradizionale, usando pellicola fotografica in bianco e nero e una fotocamera da 35 mm: strumenti portatili e poco ingombranti. È nota la sua preferenza per le macchine Leica, in virtù della qualità dei loro obiettivi. Particolarmente attento alla resa dei toni della stampa finale, Salgado applica uno sbiancante con un pennello per ridurre le ombre troppo intense.

Nel corso della realizzazione del progetto Africa, Salgado ha avuto la necessità di stampare alcune scene in grande formato. Ma la Leica non gli consentiva di andare oltre una certa misura, per cui ha iniziato ad utilizzare una Pentax 645, che utilizza una pellicola medio formato 120 per realizzare negativi 6x4,5 cm.

All'inizio della realizzazione del progetto Genesis, inoltre, egli ha calcolato che avrebbe dovuto girare il mondo con 600 rullini di formato 220, con un peso di 30 chili circa di pellicola. Ma con le misure di sicurezza instaurate negli aeroporti di tutto il mondo, in conseguenza degli attentati dell'11 settembre, le pellicole avrebbero dovuto attraversare più volte i rilevatori a raggi X, con perdita di qualità dell'immagine e quindi del vantaggio qualitativo che avrebbe dovuto derivare dall'uso del medio formato. Per tale motivo, il fotografo ha deciso di utilizzare una Canon 1Ds Mark III, da 21 megapixel, riducendo il peso previsto del materiale sensibile, da 30 kg delle pellicole, ad 1,5 kg di schede digitali. La mostra che ne è risultata, Genesi, è stata esposta in varie città del mondo, fra cui, per l'Italia, Roma, Milano, Genova, Forlì.